Fascicoli personali sempre aperti


I docenti della scuola statale hanno sempre il diritto di accedere agli atti riguardanti il proprio rapporto di lavoro in possesso dell'amministrazione scolastica. Senza che via sia la necessità di motivare l'istanza e anche se si tratta di atti formati da altre amministrazioni. Compresi gli eventuali documenti rilasciati dal casellario giudiziale.A nulla rilevando che l'interessato abbia ricevuto notifica degli stessi o abbia concorso in prima persona a formarli. Sgombra il campo da ogni equivoco la sentenza 115/2016 della sezione staccata di Pescara del Tar dell'Abruzzo, depositata il 26 aprile scorso. E spiega a chiare lettere che, a 15 anni dall'entrata in vigore della legge 241/90, non vi sono più motivi di dubitare che l'accesso agli atti depositati presso le scuole, che riguardano i docenti che prestano servizio in tali istituti, costituisca ormai un diritto dei medesimi senza limitazione alcuna. Citando la giurisprudenza amministrativa, ormai consolidata, il Tar ha spiegato che in materia di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni il dipendente è portatore di un interesse qualificato alla conoscenza degli atti e documenti che riguardano la propria posizione lavorativa. Perché tali atti esulano dal diritto alla riservatezza e perché l'art. 22 della legge 241/1990 garantisce l'accesso ai documenti amministrativi relativi al rapporto di pubblico impiego privatizzato, anche se le eventuali controversie attinenti al rapporto sono ormai devolute alla giurisdizione del giudice ordinario. Di qui l'assoggettamento alla disciplina dell'accesso prevista dalla legge 241/90. L'accesso va garantito anche quando il dipendente lo chiede in riferimento ad atti del fascicolo come, per, esempio, le assenze effettuate. E in ogni caso la verifica va sempre autorizzata perché, secondo il Tar Pescara, la circostanza che le assenze scaturiscano da richieste dell'interessato non fa venir meno l'interesse ad effettuare l'eventuale verifica, essendo possibile che il dipendente non abbia conservato ogni documento che attenga al suo rapporto di servizio. I giudici amministrativi hanno spiegato, inoltre, che il diritto di accedere ai dati del proprio fascicolo è costantemente riconosciuto dalla giurisprudenza amministrativa anche se l'istanza non è motivata. Ciò vale anche se si tratta di dati acquisiti da altre amministrazione, compresa quella giudiziaria. A nulla rilevando che le stesse informazioni siano richiedibili al casellario giudiziale anche dal diretto interessato. Secondo il collegio,peraltro, va tenuto conto del fatto che le relative risultanze possono essere diverse a seconda che il certificato in questione sia richiesto da privati (compreso lo stesso interessato) o da una pubblica amministrazione qualora si tratti di condanne per le quali è stato concesso il beneficio della non menzione.

Fonte: ItaliaOggi del 14/06/2016

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