Cgil: il lavoro adesso c'è ma salari troppo bassi

Il segretario regionale Pezzetta: la forbice tra ricchi e poveri si allarga anche qua
Prospettive positive per il 2018, tra i settori che tirano agroalimentare e logistica
di Maurizio Cescon UDINELa ripresa economica c'è e, salvo cataclismi, proseguirà anche nel 2018. Ma alla Cgil ciò non basta. «Perchè la qualità del lavoro è bassa, così come le paghe dei dipendenti», sottolinea il segretario regionale Villiam Pezzetta nell'analisi congiunturale di inizio anno. Per il mondo del lavoro il 2018 incomincia con premesse migliori rispetto al passato, «perché abbiamo importanti segnali di recupero sia in termini di occupati che di minore ricorso agli ammortizzatori sociali». «Se è indubbio - aggiunge Pezzetta - che sotto il profilo quantitativo il mercato del lavoro mostra sintomi di ripresa, permangono però molti elementi critici, in particolare quelli relativi alla qualità del lavoro, al livello delle retribuzioni e a quei lavoratori in esubero, dai 3 ai 4mila secondo le nostre stime, che nel corso di quest'anno si troveranno senza lavoro e senza ammortizzatori».Recupero robusto. «Il picco vicino ai 510 mila occupati raggiunto nel terzo trimestre e un calo della cassa integrazione che sfiora il 70% - dice Pezzetta - rappresentano il primo vero segnale di un'inversione di tendenza da quando è scoppiata la crisi. Altro aspetto positivo il calo del tasso di disoccupazione al 6,6%, frutto di una riduzione effettiva del numero di disoccupati, scesi a quota 36 mila contro gli oltre 40 mila del 2016, e non di una minore propensione a cercare lavoro, propensione che è anzi tornata ai livelli pre-crisi. Leggendo più approfonditamente i numeri, però, ci accorgiamo che cresce in modo preoccupante l'area del lavoro povero, anche perché i settori dove l'occupazione aumenta sono quelli dove questa è più precaria per tipologie contrattuali, più discontinua in termini di orari, meno tutelata, meno retribuita».Emergenza appalti. Come confermato anche dalla recente indagine dell'Ires, il recupero occupazionale del 2016 è da ascrivere in buona parte al terziario, mentre l'industria, pur incominciando a dare segnali di tenuta, ha perso 17 mila addetti rispetto al pre-crisi. Dietro alla crescita del terziario, però, anche un ricorso molto accentuato agli appalti, frutto di politiche sempre più marcate di esternalizzazione, sul versante dei servizi pubblici, e di destrutturazione del processo produttivo sul versante privato. «È proprio in quest'area - afferma Pezzetta - che si concentra maggiormente il lavoro povero, sfruttato e sottopagato. Un'emergenza che riguarda anche quelli pubblici, dove sono almeno 20 mila, dalle pulizie e mense fino alle case di riposo e ai ricreatori, i lavoratori costretti a vivere con paghe lorde tra i 7 e gli 8 euro l'ora e stipendi di poche centinaia di euro, compressi sotto ai livelli di sussistenza anche dal basso numero di ore lavorate». Da qui il rinnovato appello della Cgil per la definizione di un protocollo regionale sugli appalti.La forbice si allarga. «La crescita del lavoro povero - sostiene ancora Pezzetta - è uno degli effetti più nefasti di una crisi che ha accentuato in modo sensibile gli squilibri nella distribuzione del reddito, allargando la forbice tra ricchi e poveri. Proprio per questo, e nonostante la risalita dell'occupazione, crediamo che solo il varo di nuove misure redistributive, a partire dalla riduzione della pressione fiscale sul lavoro e da un forte impulso alla lotta all'evasione, possa garantire a questo Paese una vera ripresa, rimettendo in modo l'ascensore sociale e regalando speranze ai giovani».I settori. Quanto all'analisi dei diversi settori dell'economia regionale, i segnali più incoraggianti arrivano dall'agroalimentare, dal comparto allargato della logistica, da nicchie di qualità come il biomedicale.

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