Riforma del sostegno scolastico: il Decreto 66 deve garantire i diritti imprescindibili. No alle logiche di bilancio

La FLC si attiverà per chiedere una modifica sostanziale del provvedimento e per reclamare l’assunzione del personale specializzato su tutti i posti di sostegno, in modo da garantire il diritto all’inclusione ed una vera continuità didattica.

Il 20 settembre 2017 il MIUR ha sottoposto al parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione lo “Schema del DM applicativo art. 14 comma 3 Dlgs 66/2017- Continuità didattica alunni disabili”, un provvedimento che dovrebbe dare attuazione a uno dei temi più discussi della riforma del sostegno definita dal governo.

Il Decreto 66/2017 fa parte delle deleghe contenute nella Legge della “Buona scuola” ed è stato approvato lo scorso 13 aprile senza un vero confronto con i sindacati e il mondo della scuola.

Tra le novità che esso ha introdotto c’è stata la modifica delle procedure per l’assegnazione del sostegno agli studenti disabili con l’attribuzione di importanti competenze ai GIT (i Gruppi per l’inclusione territoriale), la revisioni dei documenti fondamentali che accompagnano le diagnosi e le strategie di intervento, e l’introduzione di un meccanismo del tutto nuovo di attribuzione delle supplenze per il settore del sostegno.

Proprio quest’ultimo tema è stato al centro del confronto con il CSPI, in quanto lo Schema introduce una profonda modifica delle modalità di assegnazione delle supplenze, con la possibilità di baypassare il meccanismo di convocazione dalle graduatorie e favore di una riconferma del supplente dell’anno precedente, affidata alla valutazione del dirigente scolastico e della famiglia dello studente diversamente abile.

Abbiamo subito rilevato che la procedura proposta introduce una profonda disparità di trattamento tra le cattedre di sostegno, soggette di fatto alla chiamata diretta, e gli insegnamenti disciplinari, che continuerebbero a essere affidati alle graduatorie. Con il rischio concreto di dare la precedenza a docenti privi di specializzazione rispetto a docenti formati sul sostegno, contravvenendo così alla Legge 104 e a tutte le normative scolastiche sull’argomento.

Alla base di questo cambiamento il governo pone il tema della continuità didattica, che per i bambini e gli studenti diversamente abili risulta particolarmente cogente: la riconferma del supplente darebbe quindi una risposta alle attese delle famiglie, che vedono spesso alternarsi diversi insegnanti di sostegno all’interno del medesimo ciclo di studio.

In effetti il tema della continuità è assolutamente centrale nel settore dell’inclusione degli alunni diversamente abili: nell’anno scolastico appena iniziato 36.000 cattedre, a fronte di 100.080 posti stabili, sono state assegnate “in deroga”, ovvero senza che su di esse si possano effettuare immissioni in ruolo.

Purtroppo la ferrea logica dei numeri ci consegna una realtà tutt’altro che rassicurante, con 1 insegnante precario su 4 e quindi un’altissima probabilità per gli studenti vadano incontro a numerosi cambi di insegnante, magari anche all’interno dello stesso ciclo di studi.

Il balletto tra i posti stabili e quelli assegnati in deroga va avanti da oltre un decennio, infatti all’aumento del numero di studenti disabili nella scuola italiana non è corrisposto un analogo aumento delle cattedre stabili, al contrario gli organici sono rimasti bloccati per motivi di finanza pubblica e i posti sono stati autorizzati “in deroga”, per far fronte alle emergenze dell’inizio dell’anno scolastico.

Per vedere rispettato il diritto all’inclusione dei propri figli molte famiglie ogni anno si rivolgono ai giudici, per chiedere e spesso ottenere l’assegnazione di un numero di ore di sostegno superiori  rispetto a quelle attribuite nella prima fase di assegnazione degli organici.

I 36.000 posti che ogni anno vengono autorizzati in deroga, se stabilizzati, consentirebbero agli studenti disabili della scuola italiana non solo di sperimentare la continuità del rapporto con l’insegnante di sostegno, ma soprattutto di poter godere della continuità di in progetto di inclusione scolastica di scuola, un obiettivo che tutte le istituzioni scolastiche cercano di garantire nonostante il “balletto” che vivono gli organici e l’avvicendamento continuo di insegnati, sia curriculari che di sostegno. Infatti, per realizzare una didattica davvero inclusiva le scuole hanno bisogno di certezza delle risorse professionali ed economiche, docenti in possesso della specializzazione nella didattica inclusiva e di un clima di collaborazione tra le figure professionali che ruotano nella classe, in un quadro di reciproca conoscenza e fiducia che si sviluppa quando il personale è stabile.

Invece, anche in questo nuovo anno scolastico, le scuole continueranno a tirare questa coperta troppo corta dell’organico, nel tentativo disperato di dare una risposta a tutti i propri studenti disabili, dai più gravi ai meno gravi. Se lo schema di decreto venisse approvato così com’è i genitori avrebbero l’illusione di ottenere un riconoscimento in più, mentre l’investimento economico a loro destinato da parte dello Stato rimarrebbe perfettamente invariato.

Come FLC CGIL riteniamo che questo nuovo provvedimento attuativo della “buona scuola” contenga forti elementi di incostituzionalità, che sia contraddittorio rispetto all’impianto normativo vigente e che introduca pericolosi rischi di corruzione nella scuola statale, che già l’ANAC ha segnalato in relazione alla chiamata diretta del personale di ruolo. Pertanto ci muoveremo non solo per chiedere una modifica sostanziale di tale provvedimento, ma per reclamare l’assunzione del personale specializzato su tutti i posti di sostegno, in modo da garantire il diritto all’inclusione ed una vera continuità didattica.

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