Legge di Bilancio: primi risultati per alcuni enti pubblici di ricerca ma la norma più attesa deve essere riscritta. La nostra mobilitazione continua

Comunicato stampa di Francesco Sinopoli, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

Si è concluso al Senato l’iter della Legge di Bilancio 2018 con l’approvazione da parte dell’aula. Il lavoro emendativo sugli enti pubblici di ricerca ha prodotto diversi emendamenti al testo iniziale, che ne riconoscono la specificità all’interno della pubblica amministrazione. Si prevedono finanziamenti per CREA, INAPP e ISPRA e vengono anticipati 140 milioni dei progetti premiali per gli enti vigilati dal MIUR. Tutte risorse immediatamente disponibili che possono, e secondo noi devono, sostenere il processo di stabilizzazione dei precari.

Ma soprattutto si costituisce un fondo finalizzato alla stabilizzazione di ricercatori e tecnologi degli enti di ricerca con uno stanziamento di 10 milioni di euro per il 2018 e di 50 per il 2019 e il 2020. L’emendamento prevede poi che gli enti coprano ulteriori assunzioni con proprie risorse “con carattere di certezza e stabilità” pari almeno al 50% rispetto a quanto già destinato dalla legge di bilancio.

Giusta l’idea del fondo dedicato agli enti che era ed è al centro della nostra piattaforma, ma insufficiente la realizzazione rispetto all’obiettivo. La norma richiede quindi modifiche significative che saranno al centro delle nostre rivendicazioni nei prossimi giorni e che culmineranno con una manifestazione nazionale unitaria a Montecitorio.

Primo: è inaccettabile che le risorse siano destinate solo a ricercatori e tecnologi, la ricerca è una filiera. Tutti dentro, nessuno può essere escluso.

Secondo: le risorse non bastano. Serve un investimento coerente con le esigenze degli enti a partire da quelli che hanno il maggior numero di precari. Tutti dentro, nessuno escluso. Siamo di fronte al paradosso per cui nonostante la norma di stabilizzazione abbia il grande merito di aver riconosciuto le specificità della Ricerca, a partire dall’inclusione degli assegni di ricerca, nei prossimi anni molti dei ricercatori e tecnici con i requisiti di stabilizzazione rischiano di essere espulsi dal ciclo della Ricerca se il finanziamento del fondo, nel passaggio alla Camera non avrà un incremento significativo.

Terzo: la previsione di un cofinanziamento da parte delle amministrazioni degli enti facendo riferimento all'impiego di risorse “con carattere di certezza e stabilità” si presenta come un passo indietro rispetto al dlgs 218/16, ma soprattutto occorre ricordare che i bilanci ordinari degli enti di ricerca hanno subito tagli rilevanti negli anni e oggi in molti casi riescono a stento a pagare gli stipendi del personale e a sostenere le spese essenziali di funzionamento.

Il sistema di ricerca del Paese significativamente ridimensionato dai tagli subiti negli ultimi 15 anni, ha resistito continuando a portare risultati di grande rilievo nel contesto internazionale anche grazie ai precari la cui anzianità media è superiore ai 9 anni. Le iniziative e le lotte di questi mesi hanno iniziato a portare i primi risultati, ora dobbiamo proseguirle e rilanciarle per valorizzare le potenzialità che i recenti provvedimenti normativi hanno introdotto, a partire dal dlgs 218/16 e proseguendo con l'art. 20 del dlgs 75/17 che contiene la stabilizzazione dei precari della Pubblica Amministrazione, come ribadito dalla circolare 3 del 2017. 

Sono ora necessari finanziamenti adeguati per realizzare i percorsi di stabilizzazione, pur correttamente tracciati e una chiamata alla responsabilità degli enti che devono innanzitutto prorogare tutti i contratti in scadenza nelle more del completamento delle stabilizzazioni.

La FLC CGIL chiede al governo e alla politica di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e di salvaguardare e valorizzare la ricerca pubblica in Italia, con l’individuazione di ulteriori risorse destinate alla stabilizzazione di tutto il personale precario.

La mobilitazione continua.

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