I disastri di inizio anno scolastico: come al solito mancano i docenti (seconda parte)

La distanza enorme tra organico di diritto e organico di fatto compromette la continuità didattica e alimenta il precariato. Un modo per risparmiare a danno della scuola. Urgente un piano serio di stabilizzazioni sui posti vacanti.

La distinzione tra l’organico di fatto e quello di diritto dovrebbe rispondere all’esigenza di garantire un adeguamento degli organici attribuiti alle scuole nella fase di iscrizione degli alunni, per far fronte alle situazioni reali che si presentano all’inizio dell’anno scolastico.

Il condizionale però è d’obbligo, perché quella che puntualmente si verifica ogni anno non è una lieve variazione che risponde a eventuali nuove iscrizioni o cambi di indirizzo di studio da parte di alcuni studenti, bensì un’integrazione quantitativa delle dotazioni di personale che si muove nell’ordine delle decine di migliaia di unità.

La situazione attuale

Prendiamo in esame i dati di quest’anno:

A.S. 2018/2019 Organico di diritto Organico di fatto Organico complessivo
Posti comuni 666.079 15.232 681.311
Posti di sostegno 100.080 41.332 141.412
Posti comuni + sostegno 766.159 56.564 822.723

fonte MIUR

I numeri parlano chiaro: la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto viene usata ad arte dai centri ministeriali con l’obiettivo di ottenere un risparmio a medio ed a lungo termine.
Infatti, sui posti di organico di fatto non è possibile procedere con le assunzioni, per cui attraverso questa artificiosa distinzione il ministero mantiene una quota significativa di posti priva di un titolare di contratto a tempo indeterminato.
Questa scelta risulta funzionale ad un risparmio: non stabilizzare i docenti che ricoprono ogni anno le 56.000 cattedre dell’organico di fatto, significa non dover pagare loro le mensilità di luglio e agosto, non fargli ottenere gli scatti stipendiali che si possono avere solo dopo l’assunzione a tempo indeterminato e la ricostruzione della carriera e condannare molti lavoratori ad una forzosa condizione di precarietà.

La serie storica

Se si analizzano i dati sull’organico dei docenti negli ultimi tre anni (dopo cioè il varo della legge 107/15) si rileva un chiaro incremento complessivo dei docenti di circa il 4,4% (pari a 38.346 docenti). Il dettaglio però ci dice che l’organico di fatto è progressivamente cresciuto:

  a.s. 2015/2016 a.s. 2016/2017 a.s. 2017/2018
Infanzia 95.967 97.781 101.136
Primaria 269.818 273.804 278.670
Secondaria di I grado 190.093 194.688 196.770
Secondaria di II grado 278.044 289.461 295.722
Totale 833.922 855.734 872.268

fonte MIUR

L’aumento complessivo degli insegnanti non corrisponde ad un aumento delle stabilizzazioni (il tempo indeterminato infatti aumenta solo dello 0,5%, cioè di 3.598 unità).
Al contrario i posti precari crescono di circa il 3,5% (i precari costituiscono infatti il 13,5% dell’organico, ovvero 135.025 posti; nel 2015/2016 erano appena 100.277: incidenza solo del 12%).

Il nostro giudizio di merito

I posti “ballerini” dell’organico di fatto costituiscono un’anomalia a danno dei lavoratori e delle lavoratrici, perché comportano la continua reiterazione di contratti a tempo determinato, e creano un danno alla scuola nel suo complesso, impedendo la continuità didattica, con studenti e classi che ogni anno cambiano insegnanti.
Non di secondaria importanza è l’aspetto che il mancato consolidamento di questi posti in organico di diritto, impedisce l’opportunità di ottenere la mobilità territoriale da parte dei docenti ora titolari in sedi lontane dalle loro residenze, fenomeno che si è particolarmente accentuato dopo la fase nazionale di assunzione imposta dalla legge 107/15 e ancora vede in attesa migliaia e migliaia di interessati.

Quest’anno ai 56.000 posti privi di un titolare si sono aggiunte altre 32.217 cattedre rimaste non assegnate all’indomani delle operazioni di immissioni in ruolo.
Un dato impressionante, che ci consegna la misura del fallimento dell’attuale sistema di reclutamento del personale della scuola e spiega il caos che si è determinato nelle scuole in una fase delicata e importante quale è l’avvio dell’anno scolastico.

Per questo la FLC CGIL continua a richiedere con forza un piano di stabilizzazione concreto che in primis annulli il divario fra organico di diritto ed organico di fatto, riducendo quest’ultimo ad una risorsa residuale e non ad una pratica consolidata, poi prosegua in un vero progetto di investimento sulle professionalità di chi lavora, per migliorare l’offerta formativa delle scuole, rispondendo ai bisogni complessi di una società in continua evoluzione.

A breve un nuovo approfondimento con le stime sui bisogni di organico per una scuola che funzioni davvero.

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