Scuola " regionale " , scontro sindacati-Bussetti

II ministro appoggia l'ipotesi della selezione dei docenti affidata alle Regioni. Gli studenti in piazza

Il Fatto Quotidiano del 26/10/2018

L'apertura del ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, alla regionalizzazione dei docenti nella scuola pubblica ha scatenato la reazione del sindacato. Per la Cgil è intervenuta la stessa segretaria generale, Susanna Camusso, per bloccare il progetto: "Ogni ragazza o ragazzo, ogni giovane che frequenti il sistema di istruzione pubblico del nostro Paese, ha diritto ad avere docenti e personale qualificato e selezionato a livello nazionale, titolare di uguali diritti e doveri". LA LEADER DELLA CGIL ba poi aggiunto: "La scuola non può diventare oggetto di una furia elettorale e ideologica che all'insegna del campanilismo rischia di sfasciare un sistema scolastico che, nonostante i suoi tanti difetti, è ancora un apprezzato e valido strumento di formazione e unità del Paese". Reazione dura a una ipotesi che il ministro ha avanzato ieri mattina in una intervista al Corriere della Sera. Alla domanda se si trova d'accordo con la proposta delle regioni Veneto e Lombardia le quali, nell'ambito dei poteri di autonomia, chiedono di poter "regionalizzare" professori e presidi, Bussetti ha detto sì: "E il modello che già esiste in Trentino, dunque non è nuovo. Potrebbe essere un'opportunità" anche se, ha specificato, "ci dovrebbe comunque essere una lunga fase transitoria in cui gli insegnanti potrebbero passare alla Regione su base volontaria". Bussetti ha anche aggiunto che i programmi resterebbero nazionali e tutto "deve avvenire nei limiti della Costituzione". La questione è governata dall'articolo 116 dove, aproposito delle Regioni a statuto speciale, si stabilisce però che "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia possono essere attribuite ad altre Regioni" anche per le "norme generali sull'istruzione" indicate dal secondo comma dell'articolo 117 lettera n). Nell'articolo 116 è compresa la provincia di Trento che, infatti, è indicata come modello dal ministro e in cui la selezione dei docenti è diversa da quella prevista dal concorso nazionale. Qui è la Provincia autonoma che bandisce i posti in concorso e, domani, tale facoltà sarebbe garantita nel progetto ancora non reso pubblico, da Lombardia o Veneto. Tra i requisiti per accedere al bando, poi, occorre dimostrare un "servizio di insegnamento prestato per almeno tre anni nelle istituzioni scolastiche e formative provinciali" e di "essere iscritti nelle graduatorie di istituto della provincia di Trento". LE DUE REGIONI, dunque, una volta ottenuta l'autonomia speciale, potrebbero gestire tutta l'organizzazione scolastica, fino alla disciplina del rapporto di lavoro in contratti regionali e sganciati dal contratto nazionale. Quel che temono i sindacati è che i docenti finiscano per divenire dei meri dipendenti regionali e che, più in generale, la scuola venga segmentata in scuola di serie A, al nord, e scuole di serie Â. Le prime con più fondi, le seconde alla perenne caccia di risorse. La contraddizione della proposta, però,è nella realtà che vive la scuola italiana. Ad agosto, appena concluse le immissioni in ruolo in Lombardia, c'erano 5.766 posti vacanti su posto comune e 5.024 sul sostegno. Le cattedre più difficili sono quelle di Matematica e Lingue, oltre al sostegno. Gli insegnanti vengono soprattutto dal Sud e il problema si ripropone ogni anno. Sul piede di guerra anche l'Unione degli studenti che lancia la mobilitazione per il 16 e 17 novembre.

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