Sindacati in piazza: no alla scuola regionale Ma la giunta tira dritto

Cgil, Cisl, Uil e autonomi portano a Trieste solo 200 persone a manifestare
L'assessore Rosolen: così potremo garantire maggiori risorse e personale

Il Messaggero del 13/3/2019

Udine. I sindacati protestano uniti contro la regionalizzazione della scuola. Ma l'assessore all'Istruzione Alessia Rosolen, non intende cambiare rotta: «Quanto a personale e fondi, nessuna regione interviene in maniera così strutturata nel sistema scolastico come fa il Friuli Venezia Giulia», ha sottolineato Rosolen. Ieri in piazza della Borsa a Trieste i sindacati hanno portato poco meno di 200 persone. Tutte unite contro la regionalizzazione della scuola. Cgil, Cisl e Uil si erano date appuntamento nel pomeriggio per accendere ancora una volta un faro sul mondo dell'istruzione regionale (hanno aderito alla protesta anche Snals e Gilda). Bocciato il progetto della Regione di portare le competenze sul territorio - come già accade in Sanità -, le organizzazioni sindacali hanno messo in luce anche tutti i problemi legati al personale e lo hanno fatto davanti al prefetto di Trieste, Valerio Valenti, che ha accolto una delegazione di manifestanti.«Siamo contrari alla regionalizzazione e vogliamo che sia risolta la piaga del precariato - ha protestato Ugo Previti della Uil, che sperava però in un'adesione più ampia del corpo docenti alla protesta di piazza -: quest'anno, in via eccezionale, deve essere attivato un percorso riservato per stabilizzare i precari, compresi i diplomati magistrali. Sono tutte persone che sono state utili allo Stato per coprire le supplenze e dare stabilità al servizio. E ora sono stati licenziati e viene chiesto loro di sostenere un percorso riservato. Ma con quale animo queste persone potrano presentarsi alle prove?». I sindacati sono preoccupati per la continuità didattica. Da settembre, in Friuli Venezia Giulia ci saranno 451 pensionamenti. Tante sono le domande di quiescenza presentate dal personale del mondo della scuola, di cui 319 avanzate con quota 100. I pensionamenti riguarderanno tutto il personale: 354 insegnanti, di cui 250 con quota 100, 91 Ata (64 quota 100), cinque insegnanti di religione cattolica e un'unità di personale educativo. Le quote più alte riguardano le province di Udine (199) e Pordenone (119), seguite da Trieste (70) e Gorizia (63). A questi si aggiunge la presenza di circa un migliaio di posti di personale precario. Come detto, sono dati che non lasciano tranquilli i sindacati «per la continuità didattica che dovrebbe essere garantita ai ragazzi e che in questo modo rischia di essere fortemente messa in discussione» rimarcano i segretari regionali di Flc Cgil, Adriano Zonta, Cisl Scuola, Donato Lamorte, e Previti della Uil Scuola Rua. C'è anche un focus sul personale Ata, «ridotto al lumicino - per Lamorte -, una carenza che porta con sé problematiche in termini di sicurezza». La regionalizzazione, poi, è proprio indigesta alle tre sigle sindacali. «Siamo nettamente contrari, ma non per partito preso - ha detto Lamorte -, quanto perché è una procedura che non è garantita dalla Costituzione. Non si possono mettere d'accordo il presidente di una Regione e un governo, devono esserci atti parlamentari. Non vogliamo che il Miur venga spacchettato in venti piccoli ministeri». Quella di ieri è solo la prima battaglia, poiché è già allo studio uno sciopero generale, ad aprile.L'assessore Rosolen, però, tira dritto. «Sono una statalista convinta, credo cioè ci siano servizi essenziali che vadano garantiti a livello nazionale - ha sottolineato -, ma il protocollo sottoscritto con il ministero dell'Istruzione serve per dare persone e soldi alla scuola del Friuli Venezia Giulia, in attuazione del Titolo V della Costituzione e dell'autonomia concessa dal nostro Statuto, che sono strumenti potentissimi che abbiamo in mano per migliorare il nostro sistema scolastico». Ma il termine "regionalizzazione" non deve indurre in errore, per Rosolen. «Perché non faremo gli errori di altre regioni in merito al passaggio del personale, per esempio, dal livello ministeriale a quello regionale. Esiste una via di mezzo, ci sono strutture, soldi e tipologie di personale che si possono prendere. E ogni Regione avrà il proprio percorso. Se i sindacati contestano le modalità con le quali lo Stato centrale gestisce tali percorsi, posso accettare la critica. Ma se pensano che ogni iter di regionalizzazione debba essere uguale, allora li tranquillizzo, perché la mia idea punta a garantire funzioni, strutture, personale e fondi a una regione che nel 2017 ha aperto i giornali d'Italia come quella nelle peggiori condizioni».

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