Sinopoli (FLC CGIL), sull’istruzione serve un vero cambio di paradigma

Intervista di Tommaso Nutarelli al Segretario generale della FLC CGIL.

Il diario del lavoro

Stabilizzazione dei precari, rinnovo del contratto, riforma dei modelli pedagogici e organizzativi. Sono questi i nodi principali che per Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc-Cgil, il nuovo governo dovrà affrontare. Per Sinopoli bisogna abbandonare quella politica miope che ha sempre visto il sistema formativo come un bancomat a cui attingere in momenti di crisi. L’istruzione, afferma Sinopoli, deve essere messa al centro di un nuovo progetto politico, attraverso un processo di riforma e rilancio degli investimenti, per rafforzarne la missione di lotta alle diseguaglianze.

Sinopoli si apre u nuovo anno per il mondo dell’istruzione. Quali sono i problemi da affrontare?

Il grande tema di inizio anno è la stabilizzazione del personale docente precario, per il quale non c’è mai stata una gestione attenta, che ponesse limite a questo annoso problema. Bisogna ripensare il sistema di reclutamento su scala nazionale e valorizzare chi lavora nelle scuole, le università e le accademie rinnovando il contratto. Siamo convinti che condizioni di lavoro dignitose e stabili siano la base per offrire anche agli studenti una scuola di qualità.

Quali sono gli altri aspetti che meritano di essere affrontati?

Ripensare la dimensione pedagogica e organizzativa della scuola, così come è opportuno una riforma organica dei vari cicli. Sono aspetti sui quali da tempo chiediamo che si metta mano.

Qual è la scuola che avete in mente?

La scuola deve recuperare la sua missione originaria che consiste nella lotta alle diseguaglianze, aiutare gli studenti delle zone più disagiate, come quelle del Mezzogiorno. Che abbandoni una logica di tipo aziendalista per recuperare quel rapporto con la comunità e la persona.  Ma per far questo l’istruzione deve ritornare al centro degli interessi della politica, e tornare a essere uno dei cardini dello sviluppo del paese. Per farlo serve anche un rilancio degli investimenti, non solo i buoni propositi.

Di quanto stiamo parlando?

Di circa 18 miliardi. Rispetto alla media europea siamo sotto di un punto di Pil. Le sfide future vanno combattute investendo nel sistema dell’istruzione, che va visto come una risorsa e non come un bancomat. Investimenti che sono indispensabili anche per mettere in sicurezza l’edilizia scolastica. Purtroppo abbiamo avuto negli ultimi anni delle politiche assolutamente miopi in questo senso. 

C’è poi il tema dell’autonomia differenziata che per voi rimane una strada assolutamente sbagliata.

Si è un giudizio che confermiamo. Si tratta di una soluzione assolutamente deleteria per l’intero sistema formativo, che rischia di aggravare le già profonde diseguaglianze territoriali, andando a creare di fatto studenti e quindi futuri cittadini di serie A e di serie B. Certamente la scuola ha bisogno di autonomia, ha bisogno dell’appoggio dei comuni e dei territori, ma non dell’autonomia differenziata che sostituisce o sovrappone al centralismo statale un nuovo centralismo regionale.

Quasi in concomitanza dell’inizio dell’anno scolastico c’è stato un cambio negli equilibri della maggioranza. Che cosa chiedete al nuovo esecutivo?

Che ci sia un vero cambio di paradigma, che ponga al centro dell’interesse politico l’istruzione pubblica, aumentando la risorse e elaborando una riforma dell’intero sistema. La formazione e la ricerca sono delle risorse per il futuro del paese.

In che modo potrebbe essere pensata questa riforma?

Una Costituente della scuola e dell’istruzione potrebbe essere un primo passo per mettere sul tavolo una riforma che ripensi l’intero sistema. Noi ci siamo e siamo pronti a fare la nostra parte.

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