«L’anticipo della pensione costa una fortuna»
GLI EFFETTI DELLA RIFORMA
La denuncia della Cgil: la legge del 2010 ha reso impossibile il passaggio dall’Inpdap all’Inps
Il Messaggero Veneto, 22 febbraio 2012 Un docente deve pagare 290 mila euro per andare in pensione con la scorciatoia: è quello che costa il passaggio dall’Inpdap all’Inps. «Si paga un pizzo», è stato il commento di Ezio Vendruscolo, numero uno provinciale del sindacato Spi-Cgil. La riforma delle pensioni ha bloccato circa 200 “pantere grigie” del popolo delle cattedre e bidellerie, in provincia. Qualcuno ha avuto la tentazione: il passaggio all’Inps per andarsene “scontando” cinque anni. Ha fatto retromarcia sui costi della ricongiunzione. «E’ un’eredità del Governo Berlusconi – ha spiegato Vendruscolo -. I lavoratori prossimi alla pensione, devono ripagare i contributi già versati. E’ una legge del 2010. Per fare la ricongiunzione servono cifre esose, più di 200 mila euro». Costi insostenibili per i travet di Stato. Si chiama numero 122, la legge che aumenta gli oneri per gli statali prossimi alla pensione, nell’elenco dei provvedimenti della Finanziaria di luglio 2010. «La legge dice che la ricongiunzione dall’Inpdap all’Inps, finora gratuita perché peggiorativa - hanno indicato il meccanismo perverso allo sportello Spi -, diventa onerosa. Con l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego, da 60 a 65 anni è questione chiara. Ma per l’Inps le donne hanno diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni. L’ex ministro del welfare Sacconi ha ipotizzato che le signore con qualche anno di contributo Inps potessero fare una ricongiunzione, per andare in pensione in anticipo». Per bloccare la fuga di massa è stata varata la legge 122. Ci sono tanti lavoratori che se non vogliono perdere anni di contributi già versati, devono ricongiungerli all’Inps pagando il plus. Magari, con rate di mille 500 euro e la pensione di mille 400 euro mensili. «Si vuole fare cassa sulla pelle dei lavoratori – dicono alla Spi-Cgil -. Devono indebitarsi per fare la ricongiunzione. E’ “il pizzo” che vogliamo combattere: si cancelli la Legge 122». Gli altri lavoratori sulla graticola: 500 esondati nel Pordenonese. «In Electrolux sono 144 che hanno finito il periodo dell’assegno di mobilità e con la riforma del decreto SalvaItalia, non possono andare in pensione – ha segnalato Vendruscolo -. Sono senza lavoro, senza pensione e con un futuro drammatico davanti». (c.b.)
La denuncia della Cgil: la legge del 2010 ha reso impossibile il passaggio dall’Inpdap all’Inps
Il Messaggero Veneto, 22 febbraio 2012 Un docente deve pagare 290 mila euro per andare in pensione con la scorciatoia: è quello che costa il passaggio dall’Inpdap all’Inps. «Si paga un pizzo», è stato il commento di Ezio Vendruscolo, numero uno provinciale del sindacato Spi-Cgil. La riforma delle pensioni ha bloccato circa 200 “pantere grigie” del popolo delle cattedre e bidellerie, in provincia. Qualcuno ha avuto la tentazione: il passaggio all’Inps per andarsene “scontando” cinque anni. Ha fatto retromarcia sui costi della ricongiunzione. «E’ un’eredità del Governo Berlusconi – ha spiegato Vendruscolo -. I lavoratori prossimi alla pensione, devono ripagare i contributi già versati. E’ una legge del 2010. Per fare la ricongiunzione servono cifre esose, più di 200 mila euro». Costi insostenibili per i travet di Stato. Si chiama numero 122, la legge che aumenta gli oneri per gli statali prossimi alla pensione, nell’elenco dei provvedimenti della Finanziaria di luglio 2010. «La legge dice che la ricongiunzione dall’Inpdap all’Inps, finora gratuita perché peggiorativa - hanno indicato il meccanismo perverso allo sportello Spi -, diventa onerosa. Con l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego, da 60 a 65 anni è questione chiara. Ma per l’Inps le donne hanno diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni. L’ex ministro del welfare Sacconi ha ipotizzato che le signore con qualche anno di contributo Inps potessero fare una ricongiunzione, per andare in pensione in anticipo». Per bloccare la fuga di massa è stata varata la legge 122. Ci sono tanti lavoratori che se non vogliono perdere anni di contributi già versati, devono ricongiungerli all’Inps pagando il plus. Magari, con rate di mille 500 euro e la pensione di mille 400 euro mensili. «Si vuole fare cassa sulla pelle dei lavoratori – dicono alla Spi-Cgil -. Devono indebitarsi per fare la ricongiunzione. E’ “il pizzo” che vogliamo combattere: si cancelli la Legge 122». Gli altri lavoratori sulla graticola: 500 esondati nel Pordenonese. «In Electrolux sono 144 che hanno finito il periodo dell’assegno di mobilità e con la riforma del decreto SalvaItalia, non possono andare in pensione – ha segnalato Vendruscolo -. Sono senza lavoro, senza pensione e con un futuro drammatico davanti». (c.b.)


