Abolizione Inpdap, timore per 26
Sono gli addetti dell’ente che dovrebbero passare all’Inps. Cgil: vigileremo
Il Gazzettino, 20 febbraio 2012 Lunedì 20 Febbraio 2012,
PORDENONE - (L.Z.) Dopo le manifestazioni già organizzate in altre province italiane, arriva anche a Pordenone la preoccupazione per il futuro dei lavoratori dell'Inpdap. Sono 26 i dipendenti della sede locale Inpdap in attesa di conoscere il loro destino, dopo che l'articolo 21 del decreto Monti ha stabilito la soppressione dell'ente stesso e il trasferimento all'Inps di personale e risorse finanziarie dell'ente di previdenza. Gli effetti del decreto sono scattati con l'inizio del 2012, anche se sono previsti tre mesi di transizione. Secondo le prime indicazioni, il personale andrebbe appunto trasferito all'Inps, ma non mancano le preoccupazioni: per la possibile soppressione di parte dei posti di lavoro da un lato, e sull'erogazione delle future prestazioni a iscritti e pensionati, con garanzia della continuità dei servizi, dall'altro.
«Quella da parte dell'Inps non potrà essere un'annessione pura e semplice - commenta Gianfranco Dall'Agnese della Cgil -. In gioco c'è il futuro di 26 lavoratori che hanno sviluppato in questi anni un patrimonio di capacità professionali che non può andare disperso. Che fine faranno i lavoratori, gli uffici e il personale che dovesse risultare in soprannumero? Riteniamo sia necessario che rimangano in virtù della loro esperienza, senza procedimenti di mobilità coatta». L'altra faccia della medaglia è poi quella che riguarda l'utenza che a quegli uffici fa riferimento: «Iscritti e pensionati - continua Dall'Agnese - devono poter accedere alle prestazioni così come fanno oggi, e su questo Cgil, Inca e Spi saranno attenti».
Il Gazzettino, 20 febbraio 2012 Lunedì 20 Febbraio 2012,
«Quella da parte dell'Inps non potrà essere un'annessione pura e semplice - commenta Gianfranco Dall'Agnese della Cgil -. In gioco c'è il futuro di 26 lavoratori che hanno sviluppato in questi anni un patrimonio di capacità professionali che non può andare disperso. Che fine faranno i lavoratori, gli uffici e il personale che dovesse risultare in soprannumero? Riteniamo sia necessario che rimangano in virtù della loro esperienza, senza procedimenti di mobilità coatta». L'altra faccia della medaglia è poi quella che riguarda l'utenza che a quegli uffici fa riferimento: «Iscritti e pensionati - continua Dall'Agnese - devono poter accedere alle prestazioni così come fanno oggi, e su questo Cgil, Inca e Spi saranno attenti».


