Sostegno: servono investimenti urgenti per un piano pluriennale di formazione e stabilizzazione

Precarietà e insufficienza degli organici compromettono l’inclusione degli alunni con disabilità.

L’inizio dell’anno scolastico ha riproposto una realtà nota da tempo: la grave carenza di insegnanti di sostegno specializzati in un sistema scolastico che deve accogliere, e includere, un numero sempre più alto di alunni con disabilità.

Come si evince dall’annuale focus pubblicato dal MIUR, di cui abbiamo più volte riferito, 1 docente di sostegno su 3 è precario e spesso privo della specializzazione: una situazione che rischia di vanificare una normativa all’avanguardia che, per oltre quarant’anni, ha fatto dell’integrazione degli alunni con disabilità nelle classi comuni uno degli aspetti di maggior valore del sistema scolastico italiano.

Tagli di risorse e di organici, precarietà, mancanza di formazione specialistica sono causa di disfunzionamenti che compromettono il diritto allo studio di migliaia di studenti in condizioni di difficoltà.

Il sistema delle deroghe, i cui costi non rientrano nelle previsioni di spesa delle leggi di bilancio per poi riapparire nei consuntivi, facendo “quadrare” i conti pubblici a spese degli alunni, e le difficoltà di reclutamento con il forte ricorso alle “MAD” (messe a disposizione) trasformano il diritto all’inclusione in “emergenza”; i ritardi determinano disservizi, fino a negare l’accesso all’istruzione e a costringere tanti genitori a intervenire, talvolta anche presso i tribunali, per tutelare i diritti dei propri figli.

Altrettanto critica la carenza di assistenti per l’autonomia e la comunicazione, e di collaboratori scolastici formati per i compiti di accoglienza, assistenza, cura; si tratta di personale ben distinto dagli insegnanti di sostegno, ma ugualmente necessario alla piena inclusione degli alunni con disabilità.

La situazione è grave anche sul versante degli ostacoli strutturali degli edifici scolastici, accessibili solo per il 32% dal punto di vista delle barriere fisiche, per il 18% relativamente alle barriere senso percettive; una scuola su quattro è carente di postazioni informatiche.

Eppure l’inclusione scolastica è una leva per innovare la didattica e quindi una chiave che porta al successo formativo per tutti gli alunni.

La rivendicazione dei diritti degli alunni con disabilità va di pari passo con quella di una scuola accogliente e plurale, luogo culturale e relazionale che attua pienamente la libertà e l’uguaglianza, nel rispetto delle differenze di tutti e dell’identità di ciascuno.

Per questo è urgente un piano straordinario di stabilizzazione dei docenti specializzati, un rilancio complessivo dei percorsi di specializzazione, l’assegnazione dell’organico funzionale del personale ATA formato per lo svolgimento dei compiti di assistenza e cura, l’applicazione rigorosa del limite di 20 alunni per classe in presenza di soggetti con disabilità, la definizione dei Livelli essenziali delle Prestazioni, soprattutto per gli Enti Locali, per garantire i diritti di loro pertinenza ai ragazzi con disabilità, investimenti di edilizia scolastica che rendano sicuri, accessibili e fruibili tutti gli spazi .

Si tratta di interventi non più rinviabili per salvaguardare l’idea di una scuola inclusiva, quale straordinaria conquista di civiltà, e riaffermarne la funzione costituzionale che consiste nel promuovere le potenzialità di ciascuno e le pari opportunità per tutti. 

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