Il Messaggero Veneto 24.02.2010 La polemica L’Ipsia Zanussi fornisce i grembiuli ai tecnici di laboratorio, l’Ipsia del legno di Brugnera dà le scarpe da lavoro e l’Itis Kennedy di Pordenone altri dispositivi anti-infortunio. Fine della storia: nelle altre scuole bidelli e tecnici devono arrangiarsi. L’uniforme costa troppo. «Guanti, mascherine, scarpe, i dispositivi anti-infortunistica se li portano da casa nel 90 per cento delle scuole - ha denunciato il problema il sindacalista prlovinciale dellaq Flc-Cgil Adriano Zonta -. Sono gravi le mancanze dei dirigenti che hanno l’obbligo di fornire i “Dpi”, cioè i dispositivi a protezione individuale. Invece, evadono la norma e addio alla sicurezza dei lavoratori nelle aule e laboratori». Ci sono bidelli che si portano da casa varechina, stracci e spazzolone. «Accade, per esempio, in un istituto professionale di Pordenone - ha indicato Zonta -. Il caso dell’istituto comprensivo di Chions fa luce sulla difficoltà delle scuole: i genitori hanno fatto una colletta per contribuire all’acquisto della varechina e dei materiali di pulizia. Le risorse 2010 hanno avuto una caduta verticale. Ci sono plessi in provincia che non hanno nulla». I bidelli si autotassano per pulire i bagni. Sprovvisti delle scarpe e grembiuli, con il risultato di costi a carico. «Registriamo 4 o 5 incidenti al mese nelle scuole territoriali - ha detto Zonta -. Ci sono i casi delle bidelle che scivolano sulle scale della media di Torre o si infortunano attraversando il parco Balliana, pieno di buche a Sacile. Nelle scuole dell’infanzia gli ausiliari sono sottoposti a sforzi erculei, con il problema degli strappi muscolari». I bambini delle materne devono dormire e per l’esiguità degli spazi, 30 o 40 brandine da 4 chili l’una si spostano due volte tutti i giorni di lezione. (c.b.) |